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Fui sempre una persona curiosa, attratta dal mistero delle cose e dalla bellezza della vita.
E fu così che la curiosità mi spinse ad entrare nel nostro castello, il castello di Monteleone e timorosa mi feci avanti... e mentre guardavo... pensate un po’, scrivevo... scrivevo... e sognavo.
Il [...]
Fui sempre una persona curiosa, attratta dal mistero delle cose e dalla bellezza della vita.
E fu così che la curiosità mi spinse ad entrare nel nostro castello, il castello di Monteleone e timorosa mi feci avanti... e mentre guardavo... pensate un po’, scrivevo... scrivevo... e sognavo.
Il mio sguardo si perse nell’infinito di luce e di colori che filtravano dalle vetrate e i miei occhi furono abbagliati dal luccichio degli arredi di un ingresso maestoso; non era il tipico castello era qualcosa di più... mi sembrava di trovarmi in paradiso.
Era il regno caldo e accogliente di una stupenda principessa che ad ogni ospite voleva farlo sentire come a casa.
Beh ... con lei era ovunque casa.
Ero così entusiasta che non mi sfiorava l’idea di uscire al più presto da lì... e i miei passi incominciarono un cammino favoloso... salii velocemente le scale e mi ritrovai al primo piano dove c'erano il salotto e la cucina.
Il salotto era elegante e perfetto, molto ampio, aveva colori chiari, ricamati in oro come il resto della casa.
Le pareti erano decorate in beige e oro, arredate con preziosi dipinti d’autore; anche la cucina era comoda e confortevole.
La principessa non voleva cambiarla perché l'aspetto esteriore non le interessava, le piaceva troppo l'atmosfera che donava calore in quella stanza.
Anche quest’ultima era caratterizzata da colori chiari: oro e sfumature di beige. Al secondo piano c'erano le altre stanze: una più bella dell’altra.
La biblioteca era antichissima, con tonalità più scure, e conteneva una ricca collezione di libri e manoscritti introvabili che provenivano da tutto il mondo. Era la stanza che la principessa amava particolarmente, e la preferiva alla stanza da letto. Per lei quel posto conteneva meraviglie...
Dulcis in fundo, vi era la stanza da letto: la dolce alcova dei reali, una camera che tutti avrebbero sognato nella vita.
Un maestoso letto dominava l’enorme stanza e tutt’attorno c’erano delle comode poltrone rosse che impreziosivano quella magica dimora. In un angolo elegante era collocato un grande caminetto che serviva a dare calore e passione nelle fredde notti invernali.
Poi al terzo piano c'era un immenso attico, da dove, si poteva ammirare in tutta la sua bellezza, la panoramica mozzafiato della magnifica e storica città.
Infatti, da lassù, la principessa riusciva a vedere, ogni sera, lo spettacolare calar del sole su Porto Santa Venere.
Insomma … quella era la Casa dei sogni.
In questo paradiso, che era il Castello Normanno Svevo, conosciuto dal popolo come “Castello di Pianto Morto” a causa della sua condizione austera e misteriosa, abitava Stupendella, la principessa di Monteleone, molto amata dal popolo ma anche odiata dai nobili della città per la sua bellezza e anche per la sua stupidità. Correva voce che fosse un disastro in materia di governo e politica del paese.
Un giorno la principessa mentre se ne stava ad aspettare suo padre - il re Sciocchino - si trastullava nel castello, davanti allo specchio, e giocava con i suoi lunghi capelli a far le trecce ma, il tempo sembrava non passare mai... tanto che decise di avviarsi verso il bosco di Pinetina, accanto alle Mura Greche della città, per raggiungerlo.
Indossava un bell'abitino azzurro e sorrideva tutta contenta, tenendosi tra le mani un cuoricino giallo e una rosa bianca. Era il suo regalo per il compleanno del re che stava per arrivare...
Ed eccolo, apparire in mezzo al bosco e dirigersi verso il grande giardino del castello, saltare i piccoli ruscelli, salutare il grosso cane "Nuvola Bianca", e finalmente abbracciare stretta la sua cara figlia, sapendo che non l'avrebbe mai più lasciata … e questa era anche la sua più grande sfortuna perché non riusciva a darla in sposa a nessuno a causa dello strano carattere.
Era stato un viaggio duro quello del Re Sciocchino per le floride terre dell’Aspromonte: aveva attraversato il mare degli Dei e i deserti di Cerenzia... fino a raggiungere la Costa Viola, per poi approdare felicemente alla vicina Porto Santa Venere.
Il nostro eroe giunse col suo fido destriero Zampa Stanca, al cospetto dell'imponente castello della sua Monteleone, che si ergeva su un variopinto e vivo manto d'erba carezzato dalla rugiada.
Il castello di Piantomorto dominava il vasto reame incantato dall'alto delle sue quattro torri merlate, che culminavano in punte, sulle quali sventolavano quattro bandiere colorate che abbandonandosi ai dolci soffi di Eolo, squarciavano il cielo infinito che avvolgeva il castello.
La struttura lasciava trapelare gli ultimi raggi del sole che lo coccolavano e lo salutavano per accogliere la luna. Anche all’esterno il castello era di una bellezza incantevole: le pareti erano abbracciate da estese rampicanti e piante di vario genere che spuntavano dal fertile terreno sottostante.
Il vecchio castello era pieno di finestre e finestrelle tutte adorne e protette da preziose cancellate d'oro massiccio, che comunque lasciavano intravedere le delicate tende rosse che si aprivano e chiudevano a ritmo del vento, come una fisarmonica che accompagnava il canto degli uccelli.
Il maestoso portone centrale appariva smisurato e strombato, e due cavalieri dall'armatura scintillante tenevano alla larga qualsiasi intruso.
Il re non sembrava più ricordare quanto meraviglioso e ricco fosse il suo regno...
E poi si scorgeva dalla torre più alta di Monteleone una vasta terrazza che dava sulla camera della bella principessa Stupendella.
Lei si affacciava spesso dalla torre del castello e si dondolava col rischio di cadere, ma era coraggiosa e determinata … e saliva fino a lì perché amava il gusto del brivido; spesso si affacciava quando si annoiava ed esclamava tra sé e sé: - che noia qui a palazzo! Non succede mai nulla.-
La Regina Terronia -madre di Stupendella- sebbene buona mamma e donna di giudizio non riusciva a trattenersi dal rimproverarla, qualche volta, di essere tanto sciocchina, e la povera principessa si mortificava e si disperava.
Un giorno che si era ritirata nel giardino delle rimembranze in Piazza d’Armi, dove andava spesso a passeggiare, si mise a piangere la sua disgrazia, e mentre era intenta ad asciugarsi le lacrime, vide tutto a un tratto, venire verso di lei un ometto insignificante ma dai modi raffinati.
Era il giovane giardiniere che essendosi innamorato di lei, nel vederne i ritratti che giravano ovunque, aveva lasciato il bosco e la sua terra per andare a lavorare nei giardini del reame del padre, per procurarsi il piacere di vederla e di scambiare con lei almeno una parola.
Non gli parve vero d’incontrarla così per caso e senza compagnia; si procurò un’arpa per darsi un tono artistico e distinto e le andò subito incontro col massimo rispetto. E con la maggior cortesia immaginabile chiese di sedersi accanto a lei.
Avendo notato, dopo i soliti complimenti, che lei era alquanto malinconica, le disse: -
"Pare impossibile Signorina che una bellissima ragazza come lei dimostri di avere dei dispiaceri così grossi; sappia che, io di ragazze belle ne ho viste un’infinità ma potrei giurare che una bellezza come la sua non esiste in tutto il mondo!”
“Questo lo dice lei” - rispose la principessa - E rimase lì.
“La bellezza veramente... - riprese il giardiniere - è un dono così grande e prezioso che dovrebbe bastare, anche se non si possiedono altri pregi.”
-Continuò “quando si possiede quella, si è felici, e non c’è posto per le lacrime.”
“A lei pare - disse la principessa - ma a me no!”
“Pagherei qualunque cosa per essere brutta come lei e avere dello spirito, invece d’esser tanto bella e tanto vuota quanto mi ritrovo.”
“La più chiara prova, che una persona ha spirito, è il credere di non averne per niente.” - osservò il giardiniere -.
“La caratteristica particolare di un tal dono è precisamente questa: che più uno ne ha, e più non si accorge di averne.”
- Tutti bei discorsi! - concluse la principessa.
“Intanto io sono stupida, questo lo so di sicuro; lo dicono anche gli altri e da qui nasce la tristezza che un giorno o l’altro mi farà morire.”
“Se fosse tutta qui la causa delle sue amarezze - riprese il giardiniere - niente di più facile per me, signorina dal toglierla da ogni preoccupazione.”
“Sentiamo giovanotto... come farebbe lei?” - disse la principessa.-
“Ascolti ... - rispose il giardiniere - io ho la facoltà di trasmettere tutta l’intelligenza che si può desiderare alla persona che amerò più di qualunque altra, e poiché questa persona, mi permetto di dirglielo, è lei, non ha che una parola da dire per acquistare tutto lo spirito che si può avere sulla terra” Sospirando continuò:- “Basta che acconsenta a sposarmi!”
La Principessa rimase basita, confusa e imbarazzata per qualche secondo ma poi... scoppiò in una fragorosa risata.
“Vedo bene- aggiunse il giardiniere- che la mia proposta non incontra il suo gradimento, questo non mi fa meraviglia... almeno voglia accettare la mia amicizia!”
Tanto poco spirito aveva la principessa, e tanta voglia nel tempo stesso di acquistarne, che sul momento s’illuse che forse l’amicizia di quell’uomo fosse servita a migliorarla. E accettò...
Si sentì tutt’altra donna di quella che era prima; le parole le venivano alle labbra con incredibile facilità per dire tutto quello che voleva, e per dirlo in un modo chiaro, elegante e spiritoso. Cominciò anzi immediatamente una conversazione elegante e vivace con il giardiniere, e chiacchierò con una tale proprietà che questi ebbe paura di averle dato anche più spirito di quanto se n’era riservato per se medesimo.
Quando la principessa fu rientrata al Palazzo, tutta la Corte non sapeva più che cosa pensare di un cambiamento così subitaneo e prodigioso.
Poiché così come prima, avevano sentito da quella bocca mille sciocchezze inutili, oggi ascoltavano discorsi pieni di buon senso e di acume.
Se ne fece in Corte una gran festa, e l’incredibile miracolo si vociferò anche in paese.
L’allegria di tutti era proprio incontenibile …
La sorella minore Artemisia invece, ne fu piuttosto sgomenta, perché essendo brutta e non avendo più, sopra l’altra, il vantaggio dello spirito, capiva di fare accanto a lei la figura di una brutta scimmietta.
Il Re sorpreso e felice decise di seguire in tutto i pareri della figlia maggiore e, di tanto in tanto radunava persino il Consiglio dei Ministri nel suo appartamento... anche i nobili Monteleonesi chiedevano udienza.
La notizia della metamorfosi si sparse in un baleno.
Tutti i Prìncipi giovani dei reami vicini fecero fuoco e fiamme per conquistarne l’amore, e quasi tutti la domandarono in matrimonio, ma lei non ne trovava mai uno che avesse abbastanza spirito da meritare la sua mano.
Li ascoltava tutti, dal primo all’ultimo, senza impegnarsi con alcuno.
Allora la regina Terronia prese in mano la situazione, e prima che la figlia rimanesse zitella, partì per andare a far visita alla cugina duchessa Scopetta di Monte Poruzzo, che aveva un figlio di statura molto piccola, ed era piuttosto bruttino: il piccolo duca di nome Troccolo .
La duchessa Scopetta, la madre, lo amava molto e si disperava pensando che divenuto grande, nessuna principessa l'avrebbe voluto sposare.
Il duca era molto intelligente e spiritoso e nessuno sembrava accorgersi della sua bruttezza.
Quando Terronia s’incontrò con sua cugina Scopetta, le raccontò tutto della figlia e questa le spiegò che ormai era troppo tardi, e che l’intelligenza e lo spirito del figlio non erano state qualità sufficienti per darlo in marito a una donna, specialmente se fosse stata una donna di alto rango.
Non c’era più nulla da fare per il duca Troccolo, aveva preso una brutta depressione … e niente e nessuno l’avrebbe aiutato a uscire dalla prigione in cui si era rinchiuso con le sue stesse mani.
La regina Terronia insistette e raccontò alla cugina che in parte aveva lo stesso problema con la figlia Stupendella e per lei sarebbe stato un dono speciale che i due s’incontrassero e magari s’innamorassero.
La madre di Troccolo - la duchessa Scopetta - era inconsolabile e si chiedeva quale principe avrebbe voluto in moglie una principessa stupida come una zucca?
La regina Terronia pensò:-“ah senti chi parla!”
E mentre le nobili donne trattavano sui loro figli e sui loro sentimenti… sembrava che il destino volesse giocare le carte per loro.
Ad un tratto si sentì bussare alla porta del palazzo...era una vecchia signora e si presentò dicendo di essere la Fortuna. Le donne non ebbero il coraggio di chiuderle la porta in faccia... chiudere la porta in faccia alla Fortuna!
Lei, dopo aver ascoltato la storia dei due giovani rampolli, si mosse a compassione e fece una magia:
<< Stupendella, la principessa più bella del mondo, avrebbe reso bello come lei chiunque fosse stato oggetto del suo vero Amore >>.
A questo punto ai due giovani nobili non restava che incontrarsi...
E questo avvenne, poco tempo dopo, nel parco del castello a Monteleone, dove li attendeva il popolo curioso e festante.
Come in un sogno Troccolo trovò Stupendella che piangeva nel giardino. Il giovane, nascosto dietro un albero di mele rosse, s’innamorò a prima vista della splendida ragazza.
Mantenendosi celato le chiese il perché di tanta disperazione.
E la principessa timida spiegò:- “Perché sono sciocca e tutti scappano”.
Troccolo si ricordò del dono che gli aveva fatto la “vecchia” cioè la Fortuna: lo amava veramente e quindi poteva renderla intelligente.
Tutto allegro e contento stava per dirglielo... quando si rese conto che una ragazza così bella non avrebbe accettato di sposare un giovane brutto come lui. Il duca decise quindi di aiutare Stupendella rimanendo nascosto e continuando a farle la Corte.
Man mano che il tempo trascorreva la principessa diveniva intelligente e spiritosa e cominciava ad essere corteggiata da nugoli di pretendenti, nuovamente.
Troccolo osservava tutto e si struggeva. E dentro di sé pensava:- “la perderò, sol perché non gli ho dichiarato la verità; avrei dovuto essere me stesso... che peccato!”
Lei, in quei giorni, era piena di gioia per le attenzioni che riceveva dai suoi nuovi amici ed entusiasta delle cose che, quotidianamente, apprendeva e scopriva grazie al suo amico sconosciuto.
In cuor suo era anche un po' triste perché lui non voleva mostrarsi e rivelare la sua vera identità.
Allora Stupendella si armò di coraggio
- del resto era stata sempre una ragazza che amava rischiare- prese il suo fido destriero e corse a scoprire dove si nascondeva Troccolo...
Finalmente lo trovò, e riuscì a vederlo in volto.
Il duca sorpreso esclamò:- "Ora fuggirai da me, lo so!"
Stupendella invece di fuggire via, come lui si sarebbe aspettato, sorrise; lo prese per mano, gli sollevò il mento e lo baciò.
“Io ti amo, mio dolce sposo - gli sussurrò dolcemente - e non per il tuo aspetto ma per il tuo Cuore …”.
In tutto questo tempo che non ho potuto vederti, ho conosciuto la tua anima, la tua grande anima, che non potrei cambiare con l’uomo più bello e più affascinante di questo reame.
La bellezza, alla fine, sfiorisce ma l’anima non muore, resta sempre giovane …
Tu hai dato luce alla mia mente ed io ti ho accolto nella bellezza del mio amore.
E ora entriamo... nel nostro castello che mi appariva vuoto e privo di sentimenti... apriamo porte e finestre, e respiriamo una nuova primavera.
E vissero felici nel castello di Monteleone.
Quel giardino, dove avvenne l’incantesimo del loro Amore, lo chiamarono: il “Giardino sul Mare”.
Ancora oggi esiste la Torre del castello da dove gli innamorati si affacciano e ricordano questa fantastica leggenda.

Teresa Averta



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Lingua : Italiano

Area geografica : Italia

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    Pubblicato il 2018-01-31 22:30:00 Da terrypoem

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