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L'attuale situazione delle Università italiane secondo la vulcanologa Donatella De Rita
Qual è lo stato delle Università italiane? Come riqualificare la spesa pubblica in ricerca? Il precariato....e molto altro
A colloquio con la Prof. Donatella De Rita, docente in vulcanologia presso il [...]
L'attuale situazione delle Università italiane secondo la vulcanologa Donatella De Rita
Qual è lo stato delle Università italiane? Come riqualificare la spesa pubblica in ricerca? Il precariato....e molto altro
A colloquio con la Prof. Donatella De Rita, docente in vulcanologia presso il dipartimento di scienze dell'Università Roma 3
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Lingua : Italiano

Area geografica : Italia

Trascrizione :

- Con la riforma Gelmini, è stato introdotto il sistema di abilitazione nazionale. Quali sono, secondo

Lei, i punti deboli e di [...]
- Con la riforma Gelmini, è stato introdotto il sistema di abilitazione nazionale. Quali sono, secondo

Lei, i punti deboli e di forza (se ce ne sono) ?

Credo che la riforma Gelmini sia nata con il buon intento di sanare vecchi problemi del mondo accademico

legati a nepotismo e clientelarismo. Sfortunatamente le buone intenzioni si sono infrante sullo scoglio

dell’ignoranza e su quello delle lobby universitarie. Non è possibile sanare un’istituzione che non si conosce,

oppure che eventualmente si vuole cambiare a proprio vantaggio sensu latu. Eliminare i concorsi

comparativi a terne era sicuramente una buona idea perché quella terna era troppo soggetta a

compravendita dei posti e ad accordi tra le parti. Ne stiamo ancora pagando le conseguenze. Però i listoni

nazionali non solo non hanno risolto il problema, si sono dimostrati “contraffattibili” a piacere e stanno

creando un problema ancora più grosso. La questione principale è nell’incapacità della classe dirigente, in

questo caso quella degli ordinari, di assumersi le proprie responsabilità e sopra tutto di saper formulare un

giudizio. Ordinari arrivati al loro ruolo senza competenza non hanno la capacità di leggere criticamente un

lavoro scientifico e quindi non sono in grado di giudicarlo. E poi, tenendo conto del cronico ritardo con cui

arrivano le selezioni, ai concorsi partecipano migliaia di candidati che in virtù dell’attuali visoni devono

presentare curricula con oltre 100-200 pubblicazioni. Chi mai potrebbe essere in grado di leggere tutta la

documentazione, essendo un esperto in materia, in modo da formulare un giudizio equo? Da qui il tentativo

di creare i così detti criteri freddi, formule magiche in grado di garantire con pochi conti un risultato

inattaccabile. Ma io non credo nelle formule magiche e neppure amo giudizi stilati dai conti del ragioniere. E

soprattutto non piace giudicare un libro dal numero delle pagine o dall’aspetto della copertina come in realtà

si è verificato per i candidati all’abilitazione, giudicati in base a numeri già manipolati a priori e che non

rispecchiano davvero né competenze né meriti. E poi in questo caso i risultati mostrano strani

sbilanciamenti che mi fanno pensare a calcoli approssimativi determinati da interessi di categoria che

creano falle imperdonabili. Forse molto è dovuto anche al fatto di aver raggruppato in una sola area,

discipline anche lontane tra loro che spesso non hanno avuto la fortuna di essere rappresentate all’interno

delle commissioni e quelle discipline, a dispetto dei calcoli matematici, ne sono risultate fortemente

penalizzate. Faccio un esempio significativo che per altro mi ha riguardato e che quindi conosco bene: la

vulcanologia, inserita in una macroarea con la petrografia, mineralogia ed altro non ha avuto commissari

esperti e quindi non credo possa considerarsi un caso che rispetto a mineralogisti e petrografi sono stati

abilitati pochissimi vulcanologi. Sono meno bravi? Eppure la vulcanologia fino a pochi anni fa era il fiore

all’occhiello dell’Italia. Ora abbiamo perso anche questo . Un altro problema che mi fa sorridere è comunque

l’elevato numero degli abilitati che non provengono solo dall’area accademica ma anche da aree contigue.

Questo è un bene, ma certo per l’assorbimento di tutti gli idonei la vedo difficile in un mondo universitario in

contrazione. E non mi consola sapere che l’abilitazione è valida solo per 4 anni: gli abilitati sono giovani e tra

quattro anni saranno ancora qui ad aspettare un posto e non credo che saranno felici di decadere. Che cos

accadrà poi se dovendo rifare il concorso dovessero essere dichiarati non abilitati? E poi a loro si

sommeranno tutte le altre tornate già in atto… c’è ne è abbastanza per dichiarare in fallimento il futuro

reclutamento.



- Se Lei fosse Ministro per un giorno, quali azioni promuoverebbe in primis per favorire lo

svecchiamento del mondo della ricerca, ma allo stesso tempo la valorizzazione dell’esperienza in

essere negli Atenei italiani ?

Cercare un deus ex machina in una situazione disastrosa quale quella che stiamo vivendo è sicuramente

utopico. Potrei disegnare il mio sogno di università futura. Di quella presente non so davvero che dire.

Lo svecchiamento può essere risolto solo con l’agevolazione del pensionamento o quanto meno della

possibilità concreta di uscire dal ruolo per essere dirottati a fare altro in attesa del fatidico giorno del

pensionamento tanto procrastinato da un'altra donna che avrei preferito si fosse mantenuta nei vecchi ruoli.

E lo dico con dolore. La valorizzazione dell’esperienza in essere può avvenire solo con la consapevolezza

di quel valore, cosa poco conosciuta da molti Ragazzi in senso renziano che operano attualmente nelle

università.

Voglio dire che sarebbe necessario ripristinare un processo di riscoperta della cultura che è andato perso.

Più che azioni mi piacerebbe favorire pensieri, ma servirebbero teste pensanti



- Didattica e ricerca sono ancora oggi inscindibili ? Se sì o no, perché ?

Sì, didattica e ricerca sono inscindibili nel mondo universitario. Questo legame indissolubile è quello che

maggiormente differenzia l’insegnamento dei licei superiori da quello universitario. O almeno dovrebbe.

Insegnare, crescere nella ricerca, tornare ad insegnare soprattutto discutere con menti fresche e libere.

Qualcosa di simile al gruppo di Via Panisperna…

L'idea di far somigliare sempre di più le Università a Licei forse risponde alle esigenze di una società che ha

spostato sempre più in là le sue tappe fondamentali; così forse le Università di oggi saranno i licei del futuro

e poi ci inventeremo un altro modo di fare l’Università. Cercare, insegnare, tornare a cercare



- Quali criteri introdurrebbe per la valutazione della qualità della didattica e della ricerca ? Con i

metodi attuali si va verso la commercializzazione della ricerca?

La commercializzazione della ricerca è già un dato di fatto che data indietro più o meno alla

scelta dell’autonomia delle Università. Quel che crea danni e fa male è l’esasperazione di questa

commercializzazione. Oggi non esiste quasi più la ricerca di base, se la fai, sei penalizzato perché non

trovi una rivista quotata che accolga il lavoro e quindi di fatto non fai carriera e quindi non puoi accedere

alle fonti di finanziamento che per altro sono tutte fortemente controllate se non dalle industrie da uno o più

networks che si sono accaparrati le vie preferenziali del flusso di denaro. O entri nel network o sei fuori.

Forse ora faccio prima a dire cosa non introdurrei per la valutazione della qualità della ricerca: valuterei

poco i lavori a tanti nomi con citazioni interne del solito network. Non darei importanza a riviste che si stanno

qualificando essenzialmente per appartenenza a un network o ad un altro. Non promuoverei lavori a ridosso

di commesse industriali, ridarei ampio spazio ai lavori a carattere locale, soprattutto se sono stati il preludio

di importanti risultati. Insomma per una giusta valutazione avrei bisogno di creare dei giusti giudici.



- Cosa ne pensa della proliferazione delle riviste open-access ? Cosa ne pensa degli attuali criteri di

valutazione delle pubblicazioni sulle riviste internazionali (impact factor, H-index, etc. ) ?

Gli attuali criteri rispondono a tutte quelle logiche di cui abbiamo già parlato. Penso non siano dei buoni

criteri e penso che siano stati già oggetto di pesante contrattazione per cui sono inaffidabili. Fino a poco

tempo fa si faceva la caccia all’impact factor della rivista, senza contare che una rivista come Nature o

Science se più prestigiose hanno un alto impact factor perché non specialistiche ed accontentano un vasto

pubblico, quindi in realtà per uno specialista contano molto poco. Le riviste open access invece per ora mi

piacciono, mi sembrano il libero mercato. Ma sono consapevole del fatto che l’unica garanzia sia una etica

inattaccabile.



- Ritiene che l’introduzione della figura del ricercatore a tempo determinato che ha soppiantato

quella del ricercatore a tempo indeterminato rappresenti una precarizzazione ulteriore del mondo

della ricerca, oppure possa rappresentare un meccanismo utile a facilitare l’entrata all’Università dei

giovani ?

Per la nostra società italiana è chiaro che ha rappresentato una precarizzazione ulteriore. In realtà penso

che sia stato sbagliato abolire la figura del ricercatore. L’Università ne aveva bisogno



- Il fondo di funzionamento ordinario delle Università italiane è, da anni, sottoposto a continui tagli,

nonostante la spesa pubblica in ricerca del nostro Paese sia tra le più basse in Europa. Come

riqualificare la spesa pubblica in ricerca e come favorire l’entrata di capitali privati mantenendo

l’autonomia della ricerca universitaria ?

La ricerca è una questione pubblica come l’acqua e le altre fonti primarie di sostentamento. I capitali

privati dovrebbero arrivare perché si fa una buona ricerca non perché la ricerca risolva i loro problemi E’

profondamento diverso anche se il limite è sfumato e spesso è anche un po’ confuso. Su questo credo

che la nostra società dovrebbe discutere di più e stabilire regole più precise. A volte non nascondo che mi

risulta difficile trovare una soluzione utile. Quello che so per certo è che non è possibile prendere qualsiasi

“commessa” per avere soldi con la scusa che poi saranno investiti in ricerca. Non solo non è vero ma si

sviluppano concorrenze sleali con il mondo della libera professione.







Cara, io avevo segnato anche queste mentre parlavi. A dopo

Dopo anni, le varie discipline sono state raggruppate seguendo la

trasversalità, ma poi cosa è successo?

A questo processo non è seguito un pratico sostegno per le carriere e le fonti di

finanziamento alla ricerca. Sono solo parole che cozzano contro un mondo gestito

da lobbie
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